03/02/16: Wiki Mix #06 // Rotten Prostitutes [INTERVISTA]

Buonasera ragazzacci!

E’ online il sesto episodio di Wiki Mix!

E’ il turno dei Rotten Prostitutes, che han rilasciato anche un intervista tutta da leggere con il sottofondo delle bombette contenute nel mix!

In che modo è nato il vostro duo Electro? Qual è l’obbiettivo fondamentale del progetto , ma sopratutto in che occasione ha avuto origine la vostra passione per la musica? ROTTEN PROSTITUTES, raccontate come mai la scelta di questo nome d’arte.   

Anthony – Ciao Andrea, grazie per questa intervista. Siamo Anthony Rosati e Giacomo “Jack” Alloesio, in arte Rotten Prostitutes. Il progetto Rotten parte nel lontano 2012 con me (Anthony) e il chitarrista Martino Maranzana. Poi sono state intraprese diverse strade musicali che sono arrivate all’apice di questo duo nel primo settembre del 2014. Anno del nostro primo ep. Rotten People.

Dopo di che, ho continuato da solo il progetto fino a luglio 2015, fino a quando non ho incluso nel progetto anche Jack, che da qualche anno componeva progressive house con il nome “Alogon”.
Jack l’ho scelto per il suo sound che variava tra la progressive house e la neurofunk. La pulizia del suo suono ed il groove mi ha convinto.

Jack – Io e Anthony ci conoscevamo già da qualche anno, gli davo qualche consiglio tecnico su come mixare le sue produzioni e come migliorare gli arrangiamenti e, dopo il primo album che ha fatto uscire, mi ha chiesto di collaborare attivamente al progetto Rotten P., ed io ho accettato alla grande, perché ho trovato nel mio collega alcune ragioni per comporre musica che condivido appieno; crediamo che la musica vada fatta essenzialmente per noi stessi, per poterla ascoltare quando facciamo due passi o ci rilassiamo. Ma se piace a noi allora forse potrebbe piacere anche ad altri, e noi vogliamo solo condividere con tutti il nostro sound che rispecchia molto il nostro mood.

Anthony – Il nostro intento è stato quello di portare un suono accattivante che non c’è in giro.
Certo prendiamo ispirazione dai Prodigy o da Gesaffelstein, ma non siamo simili a nessuno.

Non siamo Spinnin’ o UKF. Per quando riguarda il nome, esso possiede una forte aura hardcore punk, tipica della cultura rave che mi ha cresciuto nell’adolescenza. Rotten è in onore al marcio di Johnny, cantante dei Sex Pistols. Prostitutes per una connotazione sessuale esplicita e provocatoria.

Il genere da voi trattato è definito “Electro Dubstep”, molto particolare. Come mai la scelta di produrre tracce legate a questo genere, parecchio coinvolgente , “originale” e soprattutto “diverso” dalle solite canzoni che si ascoltano quotidianamente?  10628526_919138018136713_1189396964001392595_n.jpg

Facciamo questi brani “Electro Dubstep” per contraddistinguerci. Non ci sentiamo degli assi a livello musicale e non abbiamo neanche una grossa fanbase, però bisogna tirare fuori ogni volta un brano che non è mai stato sentito in giro.
 Alla lunga, l’originalità, paga. Sempre. Revolution è stata la svolta per dire basta alla melodia del primo Rotten Prostitutes. Il suono è cambiato.
 L’electro che ricerchiamo attualmente è quella della Sidechain Massacre. Quella crew che ha fatto capire al mondo la vera Italia che contava in un epoca pre-Skrillex.

Come si presenta un vostro Dj Set all’interno di un club? Quali sono le tracce e gli artisti che non devono mai mancare in un vostro set? Avete artisti nazionali e non, sui quali vi basate e prendete “spunto” per la creazione delle vostre produzioni?

Il djset di Rotten Prostitutes è principalmente incentrato su un mix di brani di nostra composizione. 
Non so quanti colleghi possano permettersi un mix “puro” con solo le proprie produzioni.

Nel mix si passa dal sesso selvaggio dei suoni acidi dei nostri brani alla quiete orgasmica finale con il nostro must: Strobe di Deadmau5.
Strobe non può mai mancare alla fine del djset. Come i 10 minuti per coccolarsi e fumarsi una sigaretta dopo il rapporto sessuale. Poi entrambi amiamo sia i Prodigy che i Noisia.
Smack my bitch up remixata dai Noisia è perfetto come preconclusione del dj set. Per la produzione, ci ispiriamo a Bloody Betroots, Belzebass, Cyberpunkers, Gesaffelstein, ecc.

Circa tre settimane fa, avete pubblicato il vostro nuovo singolo “DOOMBARDIA”. Com’è nata questa traccia? Com’è andata la pubblicazione a livello di riscontri? Siete soddisfatti? 12509172_1036849936365520_4242216994454097402_n.jpg

Partiamo dal nome; Doombardia è l’accostamento di Doom che significa Destino/ Avversione e Lombardia.
Omaggiando ovviamente anche lo storico videogioco.
Il brano è dedicato principalmente alla città di Milano, in cui domina ovunque questa dogmatica Techno. I suoni sono Rotten ma su una ispirazione Techno/Indie dance.
Il brano su internet non ha riscosso molti apprezzamenti perché è stato definito “Too Dark/Too Heavy” dagli utenti, ma nei giorni seguenti alla pubblicazione, ho ricevuto molti messaggi in posta privata in cui apprezzavano la traccia.
Si siamo soddisfatti ma ogni mese carichiamo una traccia nuova perché vogliamo sempre migliorarci.

Avete in programma nuove date, piuttosto che progetti e collaborazioni che volete anticipare al vostro pubblico? 

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Date nei paraggi non ce ne sono, ma questa primavera faremo djset in giro per la Brianza, quindi se volete stare male di musica cercate il nostro simbolo.
Come collaborazioni in corso abbiamo Drone Flesh dalla Svizzera che ci ha remixato recentemente Revolution, arrivando a 30 mila play su youtube in una settimana. Poi abbiamo Alpha Machines, Whit3, Smash Stereo e un remix ufficiale con la band californiana Stalin. Poi il resto si vedrà.
Inoltre abbiamo recentemente aperto un canale di promozione discografica, la “Hellwave Promotions”, e ci occupiamo di ricercare compositori ed artisti qualificati nelle più famose community online di musica per promuoverli e farli crescere.

Qual è la vostra opinione in quanto produttori di questo genere, in merito alla dubstep “attuale” nel nostro paese? Cosa bisognerebbe attuare per far sì che venga maggiormente apprezzata anche in Italia, senza dare per scontato il nome solo di alcuni artisti, già affermati (generalmente di altri stati)?

Thony – In Italia c’è un blocco in cui gli artisti che valgono restano rinchiusi in questa parte della Berlino Est.
Le major non vogliono investire sul campo del mondo dell’elettronica perché esiste solo Skrillex nello stereotipo Dubstep. Tutti gli altri vivono nella sua ombra per ragioni di mercato.

Abbiamo le nostre punte di diamante come Razihel e Becko, ma potrei citarne molte altre come Ablaze, Tryple o Smash Stereo.
Becko è l’unica persona in questo momento che può aprire una strada e far emergere la realtà underground italiana. L’unica cosa da fare è unirsi ed imporsi nella scena. Tutto il resto è futile.

Jack – L’unico modo per far si che tutti ascoltino la musica underground è quello di farla diventare pop. Nel momento in cui diventerà pop allora la ascolteranno tutti, solo che probabilmente le majors stanno aspettando che il pop attuale si spenga definitivamente. Già abbiamo fatto un bel passo avanti con Roma-Bangcock della Ferreri che ha una base inconsueta per un pezzo italiano anche se scopiazzatissima dai Major Lazer; magari tra 15 anni ci troviamo Mengoni che canta su una base drum n’ bass neurofunk.

Rotten Prostitutes:

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WIKI MIX ROTTEN PROSTITUTES #06.jpg

 

 

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